31 dicembre, 2012

Il 50% dei farmaci in circolazione è inefficace per la salute


Questa rivelazione shock è frutto di uno studio francese sul mondo dei medicinali. I professori Even e Debré hanno passato al setaccio 4.000 farmaci tirando in ballo le Aziende Farmaceutiche.
L’articolo è uscito di recente in Francia su Le Nouvel Observateur ed è stato ripreso oggi sul prestigioso Le Monde.
I due professori hanno scritto un libro nel quale sono stati presi in esame molti aspetti del mondo dei medicinali: storia, incidenti, efficacia, vicoli ciechi, costi.
Sono 900 pagine piene, secondo l’intenzione degli autori, di consigli pratici per medici e pazienti. Partendo da un database di 20.000 referenze di ricerche internazionali, consultabili presso l’Istituto Necker, questo libro tuona contro lo strapotere delle Industrie Farmaceutiche che, con i loro messaggi, spingono le persone a consumare sempre più pillole.

“Precisiamo – dicono gli autori Philippe Even e Bernard Debré – che il libro non è nato solo per essere letto dall’inizio alla fine, ma per essere una guida da consultare, come un vocabolario”.
Ma cosa dice il libro?
Praticamente che il 50% dei farmaci sono inutili, che il 20% sono mal tollerati e che il 5% arrivano ad essere anche molto pericolosi! Il professor Even se la prende in modo particolare con le “statine”, medicinali contro il colesterolo, “utilizzate ogni anno da 3-5 milioni di francesi e completamente inutili”, secondo l’autore. E, paradosso, il 75% di tutto viene rimborsato.
In Francia verrebbero sprecati ogni anno 10-15 miliardi di euro senza alcun miglioramento per la vita dei pazienti; il Paese spende 1,3 – 2 volte di più in questo settore rispetto alle altre Nazioni europee. Attraverso queste cifre, gli autori intendono portare l’attenzione sulla contro-producente attività da parte della sanità pubblica, sull’inerzia delle Società Farmaceutiche che scoprono sempre di meno e sono interessate solo a mantenere il giro d’affari, sulla classe medica che a volte è complice e silenziosa.
François Hollande, un consigliere politico del quale (Aquilino Morelle) è co-autore del rapporto dell’Ispettorato Generale per gli Affari Sociali (IGAS) sul caso “Mediator”, dovrebbe essere consapevole che il sistema andrebbe rivisto, si augurano gli autori.

30 dicembre, 2012

Denunciata la Trojka UE e la Merkel per crimini contro l’Umanità ma nessuno ne parla


La news risale al 30 novembre 2012, ma nessun giornale – salvo forse qualche insignificante trafiletto – ne ha parlato. O almeno ne ha voluto parlare. Il che dimostra ancora una volta che viviamo in una cappa mediatica dove passa solo ciò che è utile e non ciò che è vero.

La denuncia è stata presentata in quanto sarebbero stati infranti infranto – secondo i denuncianti – il Trattato “Statuto Romano” in tutti i punti fatti presenti nella denuncia che corrispondono a quasi tutti i Trattati sottoscritti in Europa, ed è estesa non solo a chi ha sottoscritto i trattati anzidetti, ma a tutti coloro che hanno firmato per l’istituzione dell’ESM/EMS, il Fiscal Compact e il “Piccolo cambiamento” del AEVU 136.3 (BCE/FMI/ Commissione UE) che è stato approvato in tempi record dalla maggior parte dei firmatari facenti parte alla UE, ivi compresi i componenti del nostro Governo. In particolare, sarebbero stati denunciati: Angela Merkel (Governo tedesco), Christine Lagarde (FMI), Wolfgang Schauble (Governo tedesco), Josè Barroso (UE), Erman Van Rompuy (UE).

La denuncia è stata presentata da una coppia di coniugi tedeschi e attivisti per i Diritti Umani: Sarah Luzia Hassel Reusing e Volker Reusing, i quali hanno ritenuto che i trattati anzidetti e gli accordi anzidetti hanno violato i diritti umani del popolo greco. I due coniugi si sono avvalsi della testimonianza di diversi giornalisti che hanno girato la Grecia in lungo e in largo e di una serie di consulenze giuridiche e penali che difficilmente non potranno non essere vagliate, pure dalla Corte Suprema tedesca, che aveva già chiuso altri casi di denunce esposte dai soggetti anzidetti, salvo poi riaprirli davanti all’ultima denuncia per crimini contro l’umanità.

Da parte sua, Peter Michel Huber, esperto di Diritti Umani e conosciutissimo in tutto il mondo, ha assicurato ai denuncianti il totale appoggio di tutte le organizzazioni mondiali, compreso il suo, logistica e mantenimento per tutto il periodo della disputa.

29 dicembre, 2012

Italia: si vendono gli ospedali


Liberia, Guinea Bissau, Bangladesh: quello che un tempo si chiamava Terzo Mondo ora abita stabilmente in Italia, il paese dell’Eurozona terremotato dall’austerity e costretto a cedere alla finanza anche il cuore del suo sistema di sicurezza sociale, cioè la sanità pubblica e in particolare gli ospedali. Succede in Piemonte, dove la Regione decide di “cartolarizzare” le strutture sanitarie per sottrarsi alla scure di un maxi-debito
da 1,6 miliardi che lo Stato non più sovrano non è in grado di sostenere, per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana. L’epicentro del disastro è proprio Torino, dove traballa anche il bilancio del Comune lasciando intravedere il fantasma del commissariamento: reduce dalle fastose celebrazioni del 2011 per l’Unità d’Italia, il capoluogo piemontese è la prima grande città italiana ad anticipare il drammatico futuro tecnicamente organizzato dall’agenda di Mario Monti, il liquidatore inviato da Bruxelles a “terminare” la sovranità nazionale minata dal Trattato di Maastricht e ora sepolta da Fiscal Compact e pareggio di bilancio. Costretta alla resa, La Regione Piemonte alza bandiera bianca: e pur di non chiudere i suoi ospedali, ne affida il patrimonio immobiliare alla finanza. Mario MontiManovra, scrive il “Fatto Quotidiano”, messa a punto dal super-consulente Ferruccio Luppi, vicino al gruppo Fiat-Agnelli. «L’operazione di finanza creativa, di tremontiana memoria, in effetti è complessa», osserva il giornale di Travaglio, «perché riguarda la vendita del patrimonio immobiliare della Regione, comprese le proprietà di Aziende ospedaliere e Asl». Con procedure di ingegneria finanziaria, gli ospedali dovranno cedere il loro patrimonio edilizio, gestito da una società esterna, e pagheranno anche l’affitto al fondo che sarà istituito dalla Regione. Lo stratega Luppi proviene dalla finanziaria Ifil-Fiat e dalla Worms, holding di partecipazioni quotata alla Borsa a Parigi; dopo aver gestito anche Ferrari e Cnh, nel 2009 è entrato nel direttorio di Générale de Santé, il gruppo ospedaliero francese leader nel settore della sanità privata, e oggi è membro del cda del più grande ente di gestione fondi immobiliari, Idea-Fimit. Con il lancio di due fondi immobiliari, il governatore leghista Roberto Cota pensa di portare in tempi rapidi nelle casse regionali circa 600 milioni di euro. «La ratio dell’iniziativa è semplice: la Regione raccoglie immobili sui quali può esprimere anche una valutazione, si costituisce un fondo, si affida a una Sgr (società di gestione del risparmio) la quale, nel momento in cui acquisisce la disponibilità del patrimonio, anticipa all’ente subito una somma (600 milioni, appunto)». Nel primo fondo, aggiunge il “Fatto”, dovrebbero confluire beni per oltre 500 milioni di euro. In questo modo viene “ceduta” anche una metà dal nuovo palazzo della Regione, verso “investitori terzi” (cioè fondi pensione e assicurazioni). Il fondo avrà una durata ventennale e potrà indebitarsi per 200 milioni. Quote di partecipazione: alla Regione solo il 33%, il resto a “investitori” privati. A questo si aggiunge il secondo fondo, con gli immobili degli ospedali (valore, Roberto Cotaun miliardo di euro). Il fondo durerà 25 anni e potrà indebitarsi per 350 milioni; alle aziende ospedaliere il 66%, il resto ai privati. Il fondo immobiliare sanitario, osserva sempre il “Fatto”, comprende pure gli immobili ospedalieri destinati all’attività di ricovero: «Cioè vengono tolte alle Aziende sanitarie le proprietà e l’ospedale dovrà pure pagare l’affitto al fondo». E a chi verrà affidata la gestione degli immobili? Probabilmente, a grosse società multi-utility, sulla scia della Grande Privatizzazione dei servizi pubblici italiani, costruiti e sviluppati attraverso decenni grazie allo strumento-chiave del debito pubblico positivo, garantito dalla sovranità monetaria della Repubblica. E non è neppure detto che con queste operazioni la Regione Piemonte riesca davvero a far cassa, aggiunge il “Fatto”, mentre è certo che seminerà indebitamenti e mutui per altri vent’anni. In pratica, una manovra disperata: sottoposto al ricatto finanziario, l’ente pubblico si vede costretto a regalare profitti al capitale privato. E attenzione: Torino è solo l’antipasto, se l’Italia e gli altri paesi dell’Eurozona non riusciranno a riscattare la propria libertà finanziaria, per prima cosa sfrattando – una volta per tutte – la classe politica di destra e di sinistra che si è piegata ai diktat dei poteri forti sacrificando i diritti sanciti dalla Costitizione su cui si è basata la rinascita democratica del paese.

21 dicembre, 2012

La banca Monte Paschi di Siena ci costa come tutta l’IMU sulla prima casa!


Tutti a criticare chi asserisce di togliere l’IMU sulla prima casa!
Quei “tutti” si chiedono come fare a eliminare una tassa ormai indispensabile e come potrebbe essere sostituito il saldo derivato dal conseguente mancato gettito.
È ormai ufficiale il secondo intervento pubblico, dopo quello del 2009 con i Tremonti bond, a sostegno di Banca MPS che prevede la sottoscrizione da parte dello Stato italiano di strumenti ibridi di capitale per 3,9 miliardi di euro.

Questo intervento di Monti bond, addirittura superiore al gettito dell’IMU sulla prima casa (stimato attorno ai 3,8 miliardi di euro) consentirà a MPS di proseguire solamente l’attività di raccolta, inibendo la sua naturale funzione di erogazione del credito diluendo, di fatto nel tempo, il debito generato a sua volta con iTremonti bond.
Dei 3,9 miliardi di euro di titoli, 1,9 serviranno a rimborsare i vecchi Tremonti bond, mentre i rimanenti potranno essere utilizzati per nuove emissioni mentre l’interesse che la banca dovrà corrispondere allo Stato è del dieci per cento.
A che pro tutto questo?
A nulla, se non a salvare una banca insulsa, indebitata per 17 miliardi di euro, coccolata quanto gestita da politici corrotti e corruttibili e, ormai, destinata al fallimento inesorabile, portando con sé la banca Antonveneta, fonte di ogni suo male. Intanto lo Stato la sistema, la fa sopravvivere, l’aiuta come fosse l’unica cosa da fare prima che il mondo finisca.
Eppure, gli oltre 4mila esuberi di personale, annunciati da tempo, e la chiusura di 400 sportelli, saranno inevitabili comunque. Il solito salvataggio di Stato che non porterà alcun beneficio alla collettività e al progresso del nostro Paese.
Ecco come si poteva togliere l’IMU sulla prima casa.
Dichiarazione populista?
Anche se così fosse, in ambito letterario per populismo si intende: “la tendenza a idealizzare il mondo popolare come detentore di valori positivi”.

Tratto da: http://www.informarexresistere.fr/2012/12/21/la-banca-monte-paschi-di-siena-ci-costa-come-tutta-limu-sulla-prima-casa/#ixzz2FgMOO8Fj 

18 dicembre, 2012

La CocaCola provoca il Cancro. Divieto di vendita in Bolivia e modifica obbligatoria in California





Coca-Cola cambia colore in California per evitare etichetta rischio cancro.
La Bolivia caccia Coca-Cola.
Dal 21 dicembre la bibita sarà vietata.

ASPARTAME E CANCRO

Alcuni studi dimostrano che l’aspartame produce formaldeide e può provocare linfomi di leucemia. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare intanto loda l’Aspartame. E noi, chi ci difende?



La California ha dichiarato cancerogeno un elemento del colorante

Coca-Cola cambia colore per evitare l’obbligo di segnalare elementi cancerogeni all’interno delle lattine.
La California ha infatti aggiunto l’anno scorso il composto 4-methylimidazole, presente nel colorante utilizzato dalla società, alla lista delle sostanze che rischiano di provocare il cancro. Coca-Cola ha modificato così la formula segreta, riducendo la presenza del composto incriminato e modificando leggermente il colore della bevanda.

L’intervento della corporation è avvenuto anche in seguito alle pressioni dell’associazione a tutela dei consumatori Center for Science in the Public Interest, che ha avviato una petizione rivolta alla Food and Drug Administration per vietare alcuni coloranti presenti nelle lattine di Coca-Cola e Pepsi. Ma l’agenzia federale non è d’accordo. “E’ importante sapere che una persona dovrebbe bere oltre mille lattine al giorno per raggiungere il livello cancerogeno segnalato nelle ricerche”. E’ della stessa opinione l’American Beverage Association, che ha avvertito: “Sono accuse scandalose, la scienza non dimostra che il composto 4-methylimidazole è dannoso alla salute”.

Il Presidente della Bolivia, Evo Morales, ha annunciato che dal 21 Dicembre 2012, in corrispondenza della “fine” segnata dal calendario Maya, la vendita della bibita statunitense sarà vietata nel paese. Oltre alla forte valenza simbolica, dietro l’operazione c’è una questione di sopravvivenza e di economia: la protezione delle piantagioni di coca e la commercializzazione di prodotti locali simili alla Coca-Cola.
La vendita della Coca-Cola sarà vietata a partire dal 21 Dicembre 2012, ultimo giorno del calendario Maya
C’è chi sostiene che finirà il mondo, chi annuncia l’invasione degli alieni, chi predice sciagure e cataclismi. Per adesso, l’unico effetto concreto della fine del calendario Maya è stato tutt’altro che pernicioso. Almeno per i boliviani. Il presidente indigeno Evo Morales ha infatti annunciato che a partire dal 21 dicembre 2012 la Coca-Cola sarà bandita dal paese. La multinazionale statunitense segue così a ruota le sorti toccate al connazionale McDonald’s, costretto a chiudere i battenti in Bolivia lo scorso gennaio a causa dello scarso successo dei suoi prodotti.

In Sud America – come d’altronde in gran parte del mondo – la Coca-Cola ha una lunga storia di sfruttamento, inquinamento, condizionamenti politici. Emblematico è il caso della Colombia. Qui l’azienda, per mano della sua filiale Panamco S.A., sfrutta da oltre vent’anni la corruzione del governo nazionale e la tensione sociale del paese per imporre condizioni inumane ai propri lavoratori e attuare strategie di repressione verso le organizzazioni sindacali.

Mai nessun paese però, fino ad ora, era arrivato a bandire la bevanda dal proprio territorio. La data del 21 dicembre, poi, non è casuale. Essa coincide con la fine del calendario Maya. In quel giorno Morales ha convocato la Riunione Mondiale degli Indigeni, che si terrà nella Isla del Sol. Il ministro degli Esteri David Choquehuanca ha dichiarato che l’evento farà parte delle celebrazioni in occasione della fine del capitalismo e l’inizio della cultura della vita. “Il 21 dicembre 2012 – ha detto – sarà la fine dell’egoismo, della divisione. Quel giorno segnerà anche la fine della Coca-Cola e l’inizio del Mocochinchè (tipica bevanda tradizionale del posto a base di nettare di pesca). Tutto questo, per amore di Pachamama, la nostra Madre Terra”.

È innegabile che la decisione abbia una forte valenza simbolica ed etica. La Coca-Cola è da anni il simbolo del capitalismo made in Us, la sua cacciata simboleggia, nelle intenzioni dei boliviani, la fine di un’epoca storica. Il governo ha inoltre motivato la propria scelta con i danni che la bibita gassata e zuccherina produrrebbe alla salute: i suoi presunti collegamenti con infarti ed ictus.

Ma è altrettanto lampante che le motivazioni che vi stanno alla base sono anche di tipo economico. Innanzitutto vi è la volontà dipreservare la coltivazione di foglie di coca dallo sfruttamento da parte di aziende straniere; esse sono infatti sempre più utilizzate nella produzione di prodotti di largo consumo fra cui, afferma il governo nonostante le plurime smentite della multinazionale, proprio la Coca-Cola. Già nella nuova costituzione indigenista voluta proprio da Morales e approvata con un referendum nel gennaio 2008 la coca era definita “patrimonio culturale della Bolivia” e “fattore di coesione sociale”.

Un anno fa fu lanciata la Coca Colla, bevanda prodotta localmente a partire dalle foglie di coca, che prendeva il nome dalle “Collas”, popolazioni indigene andine. Intanto nel vicino Perù spopola ormai da tempo la Inka Cola, diffusasi in molti paesi dell’America Latina e venduta persino nei supermercati statunitensi.

Insomma, l’uscita di scena della nota bevanda nordamericana potrebbe lasciare un vuoto che i prodotti locali si affretterebbero a riempire. Alcune ricerche mostrano come l’ascesa dei prodotti dei paesi emergenti sia uno dei fenomeni economici più rilevanti del nuovo millennio. Un articolo a riguardo di Repubblica: “I primi dieci anni del nuovo millennio ci hanno consegnato una rivoluzione epocale: l’ ascesa delle aziende dell’ ex Terzo Mondo e l’ affermarsi di nuovi logo commerciali, improbabili fino a ieri, ma che stanno, invece, sovvertendo le gerarchie del secolo scorso”. I prodotti dei paesi emergenti si rivolgono soprattutto al mercato interno e a quello degli altri paesi in via di sviluppo limitrofi; qui mirano a soppiantare i corrispettivi occidentali.

Ad ogni modo, quali che siano le motivazioni alla base della scelta, la scomparsa dal mercato boliviano della bibita statunitense non può che essere accolta con un sorriso. Meno danni all’ambiente, alla salute, meno sfruttamento del lavoro, più valorizzazione della cultura e delle tradizioni alimentari locali. Sono ragioni sufficienti. Gli amanti boliviani della bevanda scura e gassata si consoleranno con una Coca-Colla, oppure con una Inca Cola, a partire dal 21 Dicembre. Non sarà poi la fine del mondo.

 Secondo una dichiarazione dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) dello scorso aprile non c’è niente che faccia pensare ai possibili effetti genotossici o cancerogeni dell’aspartame e non c’è alcun motivo di rivedere l’ADI (consumo giornaliero consigliato) di aspartame pari a 40 mg/Kg al giorno”
L’aspartame è un additivo eccitoneurotossico, geneticamente costruito, cancerogeno che interagisce praticamente con tutti i medicinali. Nel 2005 la rinomata Fondazione Ramazzini di Oncologia e Scienze Ambientali ha portato avanti per tre anni uno studio rigoroso su 1800 ratti, concludendo che: l’aspartame provoca aumenti significativi di linfomi/leucemie ed è un multipotenziale cancerogeno.
Secondo l’articolo comparso sulla Leva di Archimede l’Efsa “avrebbe inventato delle “carenze” nello studio allo scopo di proteggere i produttori di veleno contro gli animali. Il secondo studio svolto dall’ERF nel 2007 avrebbe infatti confermato del tutto il primo. Il dottor Morando Soffritti, che ha condotto entrambi i progetti, ha fatto notare che la quantità di formaldeide sviluppata nei ratti esposti ad aspartame ha fatto diventare la loro pelle gialla.
L’EPA (Agenzia protezione ambientale) ha elencato la formaldeide come un probabile cancerogeno umano nel 1987. Nel 2004 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro si è spinta oltre, classificando la formaldeide come “noto cancerogeno umano” basato in parte sulla ricerca che lo collega alla leucemia.  L’aspartame o Equal (E951/951) si trasforma in alcol metilico quando viene consumato; tuttavia, in pochi si rendono conto che l’alcol metilico si tramuta in formaldeide nelle cellule del corpo umano. La formaldeide è un agente causante di Classe 1 (classificazione mondiale per cancerogeno) ed è responsabile di malattie a partire dalla sindrome da edificio malato fino ai difetti di nascita. Certamente qualcosa che non vorremmo vedere nei pigiami né tantomeno nel cibo che mangiamo”.
Il dottor James Bowen ritiene che: “Altri esempi di questo asse tossico costituiscono avvelenamenti estremi provocati da formaldeide, la quale plastifica i cadaveri ed è un cancerogeno letale. Gli avvelenamenti sia acuti che cronici da metanolo in sinergia con altri diversi avvelenamenti da ingestione di aspartame si accumulano gradualmente nei consumatori fino ad accelerare e a culminare in eventi fatali”.
“Lo studio dell’NCI conferma il lavoro del dottor Soffritti”, afferma il direttore dottor Betty Martini di Mission Possible. “Adesso dobbiamo fare in modo che l’NCI si renda conto che i meccanismi biologici che causano tumori indotti da formaldeide, in seguito all’esposizione sul luogo di lavoro, sono probabilmente identici ai meccanismi biologici che causano tumori indotti da aspartame. La ricerca dimostra che la formaldeide, prodotta dall’aspartame, provoca linfomi e leucemia sia nei topi da laboratorio che negli uomini. L’articolo generico dell’EFSA sull’aspartame verrà completato a novembre. Cosa ci dovremmo aspettare dal loro stretto rapporto con l’industria? Forse ricorderanno le parole di Mark Twain: “Agite secondo giustizia. Sorprenderete alcuni e stupirete tutti gli altri”.
L’FDA ha ammesso la cancerogenicità dell’aspartame; nonostante ciò, di recente l’NCI e l’NHI (Istituto nazionale per la salute) hanno affermato che l’aspartame è un dolcificante artificiale sicuro.
Il tossicologo dell’FDA, il dottor Adrian Gross, ha affermato in un congresso del 1985 che l’aspartame viola l’emendamento Delaney in quanto provoca il cancro, e il consumo giornaliero consigliato non dovrebbe proprio esistere.
Il dottor Russell Blaylock ha affermato in “Health and Nutrition Secrets to Save Your Life”: “Nel caso di bevande dietetiche in lattine di alluminio, il composto molto tossico a base di fluoruro di alluminio coesiste con molteplici tossine riscontrate nell’aspartame, creando quindi la più potente zuppa tossica approvata dal governo che si possa immaginare”.

Fonte: La Leva / Mission Possible International

17 dicembre, 2012

Intervista a Tullio Simoncini




Dopo anni di polemiche e accuse per alcune persone decedute dopo essersi affidate alle sue cure Simoncini si è trasferito all’estero. In particolare a Tirana dove attualmente sta proseguendo l’attività medica in una clinica privata. E proprio in Albania nelle ultime settimane si è tornati a parlare del suo metodo. Luca Olivotto, un ragazzo siciliano di 27 anni malato di tumore al cervello, è morto dopo essersi sottoposto alla cura del bicarbonato. I genitori hanno assistito ad un tragico decesso fatto di atroci sofferenze. Una morte sospetta che ne segue altre in Italia ed all’estero. Sull’ex medico italiano si sono levate accuse di ogni tipo, definendolo in pratica un sedicente guaritore con pratiche che non hanno la minima base scientifica. Affaritaliani.it è riuscito a mettersi in contatto in esclusiva con Simoncini: ha risposto punto su punto a tutto quanto si è detto e scritto su di lui.

Che cosa si sente di dire sulla morte di Luca Olivotto?

“È entrato in clinica il 14 ottobre, ha fatto 130 cc di bicarbonato di sodio al 2,5%, cioè una dose molto bassa, quasi nulla. Poi dopo 3 giorni è morto perché era in uno stadio terminale. Non ha fatto quindi nessuna terapia con bicarbonato ed è deceduto per altre cause come attestato dall’autopsia (ufficiale) fatta a Tirana. Il PM albanese ha archiviato tutto.
Da notare che i giornalisti sapevano già di questa diagnosi qualche giorno dopo l’autopsia tant’è che Repubblica ha riportato in un trafiletto “morte per edema polmonare” tutto poi riconfermato. Ciò nonostante hanno continuato a denigrare me e il bicarbonato.
Il padre del ragazzo ha detto che ha pagato 20.000 euro: è falso ho le ricevute del bonifico che ha fatto per l’ospedale di 12000 euro che gli sono stati rimandati (come confermano le ricevute bancarie che ci ha mostrato Simoncini, nda), perché non è rimasto 1 mese e mezzo come previsto. Altre 2500 euro consegnati in contanti non hanno nemmeno coperto i materiali, la degenza e il personale”.

In Italia lei è stato condannato per omicidio colposo e truffa per le morti di due pazienti, un uomo e una donna. In Olanda una ragazza di 25 sarebbe stata considerata da lei guarita quando la malattia stava procedendo. Si sente responsabile di questi decessi?

“Per la morte della signora non sono mai stato condannato. Grazie alla mia cura le sue lesioni non erano cresciute. I familiari decisero comunque di operarla. A mio giudizio fu proprio quell’intervento ad originare alcune metastasi cerebrali che le causarono la morte.
Nel secondo caso il Gip voleva archiviare perché non c’erano presupposti per l’accusa di omicidio colposo. Poi è stato fatto appello contro quella sentenza e sono stato condannato, anche se poi il reato è andato in prescrizione. Per l’omicidio colposo deve esserci la certezza assoluta dell’errore. Bene: agli atti il medico che ha visto il paziente morto dopo qualche ora rispetto alla mia visita dichiarò la mia totale estraneità. La ragazza olandese di 25 anni a gennaio 2008 aveva una prognosi di 2 mesi di vita (il cancro era molto aggressivo), la faccio operare con il mio metodo 3 volte e va avanti fino ai primi di agosto. Purtroppo si evidenzia un’altra piccola recidiva in addome, ma la paziente non se la sente di operarsi ancora. A settembre le iniziano la chemio, muore i primi di novembre. Ritengo che tutte e tre queste persone siano morte per mano della medicina ufficiale”.

Per l’Italia lei è una sorta di truffatore, tanto che è stato radiato dall’Ordine dei medici.

“Se vede il mio certificato penale, è nullo, il resto sono chiacchiere. Tant’è che per essere iscritto all’ordine di Tirana e chiedere il permesso di soggiorno il certificato penale, quello famoso del casellario giudiziario, deve essere necessariamente nullo. Credo che in Italia mi si sia scatenata questa guerra contro perché le istituzioni sono corrotte”.

Cosa ne pensa dell’oncologia ufficiale?

È una rovina per l’umanità, non ha mai successo, se non casualmente. I tumori veri, non soggetti a manipolazioni o fraintendimenti portano sempre a morte (cervello, pancreas, polmone, ossa ecc). I tumori manipolabili o dubbi (seno, linfomi) hanno tante guarigioni perché non sono veri tumori. Inoltre delle persone note con tumore quante si salvano? Solo gli sconosciuti si salvano, oppure le mammelle false o qualche tumore del testicolo, l’unico a mio avviso (ma anche per gli oncologi) che può essere qualche volta curato con la chirurgia per via della posizione anatomica.
Inoltre la teoria dell’oncologia è di un’imbecillità assurda, confezionata nell’800 ma, peggio, seguita ancora oggi da gente che non usa il cervello.

Secondo lei cosa è il cancro?

“Per me il tumore è un’infezione fungina, come un ascesso solido, che si crea per reazione del sistema immunitario che visualizza aggregati fungini che fanno massa. Non è come i batteri che sono separati tra loro, i funghi partono come cellule e tendono a diventare come animali.
L’unica sostanza al momento efficace è il bicarbonato di sodio perché essendo semplice non si possono adattare, cosa che fanno con qualsiasi altra sostanza complessa”.

ll National Institute of Health (NIH) statunitense ha finanziato una ricerca dell’Univeristà dell’Arizona con lo scopo di verificare l’effetto del bicarbonato sul cancro. In particolare i ricercatori si sono accorti che somministrando sui topi piccolissime dosi di bicarbonato si rallenta la crescita tumorale inibendo la metastasi. Malgrado quindi si faccia riferimento al bicarbonato solo come coadiuvante per far agire meglio i farmaci tumorali, qualcosa delle sue teorie sembra comunque essere riconosciuto

“Sperimentazioni di laboratorio e su animali ne sono state fatte tante: hanno convalidato l’efficacia del bicarbonato. Qualche mese fa è stata finanziata con 2.000.000 di dollari una sperimentazione clinica per il tumore della mammella all’Università dell’Arizona del dottor Marty Pagel. La ricerca durerà 2 anni, credo che anche se faranno male il protocollo con il bicarbonato, alla fine dei risultati positivi arriveranno”.

Tra i tuoi feroci contestatori c’è il blog Medbunker che scrive: "la teoria non ha nessuna validità scientifica, medica o pratica. La cura del bicarbonato non ha mai guarito nessuno dei casi da lui pubblicizzati. Non sono noti casi di guarigione o miglioramento da malattie. Sono evidenti le manipolazioni delle testimonianze dei presunti casi risolti. Ogni pratica medica, prima di essere definita efficace deve passare per una serie di studi, esperimenti e verifiche. Una pratica come quella di Simoncini, attualmente, non ha nulla di scientifico, non è mai stata provata e può distogliere i malati da cure serie ed efficaci". Viene inoltre accusato di chiedere cifre esorbitanti. Che cosa puoi rispondere?

“Tutte le scoperte vere sono state contrastate prima e definite non scientifiche da chi ha strumenti concettuali vecchi e inadeguati: la storia insegna.
Nessuno ha mai manipolato niente, i giudici mi hanno controllato sempre tutto, ma non hanno mai potuto trovare una bugia. Riguardo alle cifre esorbitanti, è questione di punti di vista: un’operazione chirurgica con relativa degenza hanno dei costi che si conoscono, come pure gli interventi di cateterizzazione. I team che lavorano per me in giro per il mondo chiedono mediamente la metà degli altri. Il problema è che i pazienti pretendono di essere trattati gratis perché il mio metodo non è riconosciuto; questo è pretestuoso perché gli specialisti che lavorano con me e le cliniche devono essere pagati. Una mia consulenza costava 150 euro”.

Se il cancro è un fungo, può essere iniettato e quindi trasmesso?

“Si, è infettivo”.

Che cosa fa adesso, lavora all’estero?

“Sto quasi sempre all’estero. Sono iscritto regolarmente all’ordine dei medici di Tirana, sono stato insignito del titolo di Professore Honoris Causa per merito in una delle più famose università della Bolivia (UDABOL)”.

Quante persone ritiene di avere guarito nell’arco della sua attività?

“Intorno a 1000. Nell’agosto scorso una paziente è stata operata per un tumore al cervello che però l’intervento non era riuscito a togliere completamente. Dopo un trattamento di un mese con il bicarbonato in dosi minori e per un tempo minore del previsto è stato eliminato del tutto”.

07 dicembre, 2012

Monti dichiara illegale l'agricoltura a chilometro zero


Mario Monti ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro l’agricoltura a “chilometro zero”. In pratica il governo vuole bloccare alcuni atti normativi della Regione Calabria, rea di aver legiferato oltre la sue competenze stabilite in materia.

Secondo il governo oligarchico la legge regionale contiene delle disposizioni che, nel favorire la commercializzazione dei prodotti regionali, ostacolerebbero la libera circolazione delle merci in contrasto con i principi comunitari. In sostanza, la normativa regionale viene considerata alla stregua di un provvedimento di natura quasi autarchica tale che i prodotti regionali avrebbero un vantaggio considerato contrario al principio di libera circolazione delle merci rispetto ai prodotti extraregionali.

(Qui troverete il Comunicato ufficiale del governo tecnocrate contro l’agricoltura a “Km zero”)

E’ chiaro che il ricorso mira a liberare il campo alle multinazionali (Monsanto in testa) da qualsiasi tipo di concorrenza.

Distruggono le aziende locali, devastano il tessuto sociale e rendono il popolo completamente dipendente da strutture extraterritoriali e multinazionali senza scrupoli. Annientano la tradizione, distruggono l’identità e le coscienze per imporre il loro progetto di governo mondiale.

Il controllo delle sementi, quindi dell’agricolura, e di conseguenza degli alimenti è il chiaro segno che si aprono il varco per l’introduzione delle colture Ogm.

Attentano alle basi della coesione sociale. L’agricoltura, ricordiamolo, è un bene comune nato 10.000 anni fa. Da quando l’uomo ha fatta propria questa arte, sono nati i primi centri urbani, le prime aggregazioni civili, è stata la base dello sviluppo della società che oggi andiamo demolendo.

Il culto dell’ugualianza e dell’omologazione sta per convertire le diversità agro-alimentari.

Quando tutto il cibo apparterrà alle multinazionali come faremo? E’ questa l’anticamera della nuova schiavitù?

Fonte: http://www.ecplanet.com/node/3532

02 dicembre, 2012

Cosa sta accadendo veramente in Argentina in questi giorni

 In Argentina è accaduto qualcosa negli ultimi giorni. Sì, è vero. Ma non ha nulla a che vedere con ciò di cui tutti parlano. Sì, laggiù, qualcosa è accaduto. E anche di molto grosso. E sta accadendo proprio in queste ore. Ma non riguarda quel debituccio, non riguarda i soldi nudi e crudi, non riguarda provvedimenti di ragioneria economica e di contabilità fiscale. Riguarda l’economia, questo sì. Ma viene dal mondo della Politica intesa nella sua forma più pura e migliore. E sta avendo un impatto poderoso non soltanto in tutto il Sudamerica, ma anche e soprattutto in Usa dove, non appena è arrivata la notizia, i repubblicani si sono subito scontrati con Obama e hanno interrotto la trattativa sulle manovre economiche rimandando il prossimo incontro di qualche giorno. Ma di tutto ciò, in Italia neppure una parola, neppure un rigo, neppure un accenno, che io sappia. Non è certo casuale. Di che si tratta, quindi? Si tratta dell’approvazione di una Legge dello stato che il senato della repubblica argentina ha votato in maggioranza (voto trasversale) in data 28 novembre 2012 con 43 voti a favore e 19 contrari, diventando “immediatamente operativa con applicazione retroattiva al 1 settembre”. Hanno tecnicamente 30 giorni per renderla applicabile. E la Legge parla molto chiaro: definisce “illegale e immorale” qualunque forma di speculazione finanziaria sui mercati internazionali basata sui derivati; abolisce la possibilità tecnica delle speculazioni finanziarie in borsa perché sottrae a tutte le banche, a tutte le istituzioni finanziarie operanti nel territorio nazionale, la propria autonomia sul mercato. Dal 30 novembre del 2012, il parlamento e il governo argentino si riappropriano della propria economia che individua “legalmente” nella finanza “il braccio operativo dell’economia di cui deve essere subalterna” e impone alla finanza di essere sottoposta al totale controllo dello stato centrale in ogni sua attività. Così titolava La Naciòn, il più importante quotidiano argentino (moderato conservatore) nel dare la notizia che in Italia non mi pare sia stata né diffusa né diramata. LA CAMARA DE SENADORES CONVIRTIO EN LEY LA REFORMA DE LA REGULACION DEL MERCADO DE CAPITALES Estado con más poder para proteger el ahorro Da oggi lo Stato si fa garante presso i cittadini, di cautelare i risparmi personali ma si fa soprattutto garante del fatto che le imprese, le società, le industrie, le finanziarie internazionali operanti in Argentina intervengano in borsa e sui mercati dei capitali “con l’unico ed esclusivo intento di trarre profitto da un’attività che però deve avere immediatamente, come riflesso economico, l’apertura di crediti agevolati alle medie e piccole imprese, l’allargamento degli investimenti in industrie nazionali e l’assunzione di nuovo personale per andare all’attacco della disoccupazione giovanile che il governo considera la priorità assoluta in campo politico, economico, sociale”. Questo è avvenuto. Per la prima volta in questo nuovo millennio, una nazione capitalista occidentale si assume la responsabilità politica (fotografate per bene questa parola) di imbavagliare la finanza, di metterle le briglia sul collo e di fondare il principio, basato sull’applicazione dello Stato di Diritto, che identifica nello stato centrale, nel governo e nel parlamento, l’arbitro e il garante dell’economia; il vero padrone della finanza non è più il “mercato libero” (l’idea di Zingales, Giannino, Monti, Passera, Draghi, ecc.) bensì il governatore della banca centrale insieme al ministro dell’economia, dell’industria e dello sviluppo. “O la finanza capisce che i soldi servono per sviluppare l’economia allargando il mercato del lavoro, gli investimenti, dando credito alle imprese a interesse minimo e abbattendo la disoccupazione, oppure possono anche andare a investire in Europa, in Italia e in Spagna, se è questo che vogliono. Là li accoglieranno a braccia aperte”. Così ha dichiarato la presidente Kirchner, nel commentare la più grande vittoria politica ottenuta da un governo sudamericano nel combattere il neo-colonialismo dei colossi della finanza al servizio dell’oligarchia planetaria del privilegio. Chi vuole investire nella finanza speculativa lo fa attraverso “banche speciali” che dovranno esporre un avvertimento alla clientela, nel quale si specifica che non esiste nessuna garanzia internazionale su quell’investimento. Le banche correnti devono occuparsi di investire i soldi dei correntisti nell’economia reale, quella delle merci, e non quella della carta straccia; lo Stato garantisce ogni tipo di risparmio e ogni forma di investimento, purchè si riferisca all’economia reale. La borsa di Buenos Aires (e questa è un’altra bella notizia) ha reagito molto bene; anche quella brasiliana (che si appresta in brevissimo tempo a varare identica legge) grazie alla quale vengono aboliti i principi basilari dell’idea liberista che sta strozzando il pianeta, ovverossia l’egemonia della finanza sul mercato. Di tutto ciò, in Italia non si è parlato. Ma non basta, c’è dell’altro. Ieri, 30 novembre, per tutta la giornata, in Argentina si sono svolti convegni, manifestazioni e discussioni relativi a un’altra legge che va alla votazione alla fine della prossima settimana e che riguarda il secondo pilastro della democrazia e della ripresa economica: la legge sul conflitto di interesse e una nuova legiferazione nel campo della libertà di stampa, dell’informazione e delle comunicazioni. Verranno prese misure specifiche per impedire che possano essere eletti in parlamento soggetti politici legati al mondo dell’informazione, e soprattutto viene impedito a società finanziarie, banche d’affari private e grossi colossi finanziari internazionali di poter aggirare l’ostacolo diventando editori. Chi si occupa di informazione lo fa costituendosi come “editore puro” attraverso il rischio di una impresa privata. Il tutto per impedire che la finanza, in maniera subdola (come avviene in Italia ad es.) usi il proprio gigantesco potere per esercitare pressioni sull’opinione pubblica al fine di salvaguardare interessi finanziari e non il diritto alla libertà dell’informazione. Anche su questo punto, nessuna notizia in merito. Sono entrambi due pericolosissimi precedenti. E’ la dimostrazione che esistono strade diverse percorribili, opposte a quelle volute dalla BCE e dal governo italiano, dal PD dal PDL dall’Udc. A questo ci potete aggiungere la decisione ufficiale presa dal presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, il quale ha bocciato la richiesta avanzata dalle compagnie petrolifere locali per nuove trivellazioni, destinando i 300 milioni di dollari (per loro una grossa cifra) del budget che le lobby del petrolio erano riusciti a garantirsi e spostando tale cifra per la salvaguardia del territorio idro-geologico dando vita a tre giganteschi parchi naturali, all’interno dei quali verranno fatti investimenti nel settore dell’agricoltura biologica a chilometro zero. Qui di seguito, in un post scriptum, in copia e incolla, c’è un articolo apparso sul settimanale Pagina ½, la pubblicazione più radicale e colta diffusa in Argentina. E’ un esempio di giornalismo che in Italia non esiste più. Dà la notizia sulla legge della divisione tra banche d’affari e banche speculative, senza nessun commento, senza fornire nessuna opinione, raccontando in che cosa consiste la Legge, come funziona, come si è svolta la votazione, i nomi degli attori e delle fazioni in campo. L’articolo è quello originale ed è scritto dunque in spagnolo, ma è di facilissima comprensione anche per chi non conosce la lingua. Sono modalità completamente diverse da quelle seguite in Italia dove la disinformazione, il narcisismo e l’opinionismo lobbista si sono ormai sostituiti alla spiegazione dei fatti reali e oggettivi; e così i lettori, spaesati, confusi, finiscono per non essere mai messi al corrente su ciò che accade in verità, perché vengono spinti a seguire delle tesi già preconfezionate che finiscono tutte con lo stesso identico refrain: non c’è alternativa, non si può fare diversamente. Non è vero. Non è così. Non esiste nessun campo dell’attività umana in cui non esistano alternative. E’ una diabolica idea quella di presentare soluzioni come se fossero le uniche a disposizione. Per ritornare in Europa, mentre l’Italia è scivolata nel consueto imbuto popolato da pecore mediatiche al pascolo, seguendo le vicende delle cosiddette primarie, in Europa si scatenava un furibondo scontro (in Germania) relativo a Unicredit e MPS (la più antica banca italiana, Monte dei Paschi di Siena) anche perché il tutto era relativo alla stessa persona, Alessandro Profumo, già presidente di Unicredit e attualmente presidente di MPS. Accusato, denunciato e sentenziato di evasione fiscale in Europa per la cifra di 3,5 miliardi di euro, Unicredit e Profumo (in quanto mente operativa della questione) se la stanno vedendo con le banche europee per un gigantesco conflitto di interessi. Mentre all’Unicredit si chiedono i soldi da pagare e Profumo è stato identificato come un evasore che non rispetta la Legge, Mario Monti, a nome del governo italiano, si è presentato da Mario Draghi chiedendo il consenso a “sforare” dai dispositivi sanciti dal Fiscal Compact per far avere –sempre allo stesso Profumo- un nuovo gettito di 3 miliardi di euro provenienti dalle casse dello stato italiano, dopo i 24 che ha già ricevuto negli ultimi cinque anni. Essendo il titolo della banca considerato in borsa “spazzatura” (il titolo che tre anni fa valeva 2 euro in borsa, oggi vale 0,17 euro in borsa) non è ammissibile neppure per Draghi una cosa del genere. Rischiosissima. Infatti, i greci –giustamente dal loro punto di vista- hanno immediatamente protestato pretendendo una proroga del loro debito. E’ andata a finire come ben sappiamo. Non si sa se Unicredit pagherà o meno ciò che ha rubato e MPS avrà i suoi soldi da investire in nuovi derivati speculativi a rischio sempre più alto, l’unica possibilità rimasta di poter mettere un buco alla voragine di una banca tecnicamente già fallita da un pezzo. Tutta la gestione dei rapporti tra istituzioni e banche, tra governo e banche, tra BCE e banche, portata avanti da Mario Monti e dal PD dal PDL e dall’Udc finiranno per aumentare nel mese di dicembre il disavanzo pubblico portandolo a un ulteriore aumento e raggiungendo la cifra di 2000 miliardi di euro. Qui in Italia ci portano via i soldi per darli a banchieri evasori che gestiscono banche già fallite, mentre in Argentina c’è chi ha messo legalmente il bavaglio alle banche, le ha ammanettate e le ha sottoposte a una rigida, attenta regolamentazione sotto la custodia, tutela e attenzione della classe politica al governo in rappresentanza delle istituzioni collettive. Una bella differenza. La guerra, quindi, prosegue. Ed è sempre la stessa, quella tra oligarchi della finanza e i loro oppositori. Da noi, ci fanno credere che il problema sia se vince Renzi o se vince Bersani oppure se Berlusconi si candiderà oppure no. Sapete che vi dico? (con il cuore in mano). Se a questo punto c’è qualcuno che pensa possa essere così, allora vuol dire che ce li meritiamo tutti. Questa è la loro forza. C’è ancora qualcuno che dà loro credito. Non lamentiamoci, dunque, se le banche non lo danno a noi, il credito. Perché mai dovrebbero? Buona domenica a tutti. Ecco l’articolo, a firma Sebastian Premici, celebre giornalista e intellettuale argentino.