06 gennaio, 2013

LEVI MONTALCINI, CATTIVI MAESTRI E FALSA SCIENZA

Ora che, per dirla aulicamente, la parabola terrena di Rita Levi Montalcini si è conclusa, espongo qualche considerazione in merito.

Sono contenta che sia morta? No, direi di no. La morte è il destino di tutti i viventi, e mi pare stupido gioire di una necessità. Avrei preferito che intervenisse Nemesis, a suo tempo — ma capisco che il secolo breve abbia imposto anche alle divinità un surplus di lavoro.

Non mi dispiace nemmeno che sia vissuta fino a 103 anni: naturalmente è lunghissima la lista di coloro che avrei preferito beneficiassero della medesima longevità, ma la cosa non dipende da me né da nessun altro mortale — pertanto è inutile dolersene.

Non me la prendo neanche per le ombre sull’assegnazione del Nobel e sulla vecchia serissima faccenda del Cronassial, il farmaco spacciato per miracoloso e rivelatosi poi mortale; né per l’entusiastico sostegno a scenari da incubo come la produzione e l’impiego degli embrioni chimera.

In realtà quello che più mi urta (mi ha sempre urtato) è l’incrollabile fiducia di questa pia macellaia nella bontà-giustezza-doverosità della sperimentazione animale, pratica discutibile ormai riconosciuta inaffidabile eppure sempre difesa a spada tratta col ricorso ai consueti distinguo:

[...] Nel 1960 il direttore di una commissione australiana sul cancro, Kenneth Starr dice: «È impossibile applicare alla specie umana informazioni ottenute provocando il cancro negli animali». Nel 1981, Dulbecco: «l’alterazione della funzione dei geni è diversa nell’animale e nell’uomo». Il professor Burr della California: «Possiamo fidarci solo delle sperimentazioni compiute sull’uomo». C’è qualcuno che recentemente ha denunciato gli abusi nella sperimentazione animale. È il premio Nobel Rita Levi Montalcini, destando stupore sulle pagine di alcuni giornali.
RITA LEVI MONTALCINI:
Non sono animalista. Sono per il controllo e la dignità dell’animale. Tanto è che giovane, ancora adolescente, ho rifiutato qualunque esperimento che potesse comportare sofferenza al cucciolo, poniamo. Quindi io ho mai cambiato, sono sempre stata per il rispetto dell’animale, ho rifiutato la carriera di sperimentazione che non accettavo. Quando io ero in America ho visto tagliare le corde vocali agli animali domestici per non sentir le loro urla. Questo è atroce: non soltanto si fa soffrire l’animale ma gli si impedisce di dimostrarlo. Ho fatto un esperimento su un primate, un piccolo, e si è ribellato, era semplicemente un’iniezione innocua, ma la sofferenza che io vedevo mi ha impedito di lavorare anche a livello dei primati subumani. 
AUTRICE : Serve o non serve allo scienziato?
RITA LEVI MONTALCINI :
Si, oddio bisogna che sia controllata, purtroppo non possiamo farne a meno, però lo si deve fare con il massimo rispetto dell’animale stesso e senza farlo soffrire.
[...]
AUTRICE : Ma esistono dei farmaci che sono stati sperimentati sugli animali e poi sull’uomo che hanno dato risultati completamente diversi. 
RITA LEVI MONTALCINI :
No, non mi risulta! Io ritengo che l’esperimento sull’animale è valido, naturalmente con il controllo. Scusi: ma sono domande che non mi vanno tanto. [fonte]



Ora, questa donna è campata fino a superare il secolo di vita; posto che ci si comincia a interrogare sulla possibilità/esigenza di una via alternativa alla sperimentazione animale (non chiamatela “vivisezione”, ché questi dispatici s’indispettiscono) perlomeno sul finire degli anni Cinquanta del XX secolo, all’epoca Rita Levi Montalcini era quasi nel mezzo del cammin di sua vita. Da allora, ha continuato la sua attività per un altro mezzo secolo: possibile che una studiosa preparata, di mente acuta e intelligenza aperta (così dicono), in tanti decenni non abbia mai neanche per un momento avvertito l’esigenza di fermarsi a riflettere o il bisogno di interrogarsi sul suo vissuto? Possibile che in un campo sdrucciolevole come quello della ricerca la signora non sia mai stata sfiorata dal dubbio che certe pratiche fossero superate o di esito incerto o eticamente riprovevoli?

Ecco, è questa inscalfibile certezza che mi spaventa — diffido sempre di chi non nutre dubbi e non osa mettersi in discussione. Così, lo ripeto, non sono contenta che sia morta Rita Levi Montalcini; e neanche dirò che mi dispiace. Quello che mi dispiace veramente è che abbia allevato generazioni di studiosi pronti a seguire il suo esempio — cattivi maestri formano cattivi allievi.


Fonte: www.alessandracolla.net 






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